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23 Agosto 2015

I robot non sanno cosa sia l’empatia

Comunicazione, Copywriting, Pubblicità

sveglie vintage

Leggo sul supplemento la Lettura del Corriere della Sera che Mark Zuckerberg ha 225 posizioni scoperte per personale con buone capacità nel campo della comunicazione e solo 147 posti per sviluppatori delle piattaforme digitali.

Il lato umano è imprescindibile

Sebbene scienza, tecnologia, ingegneria e matematica siano materie indispensabili soprattutto in vista della sempre maggiore robotizzazione della vita quotidiana, uno degli obiettivi più critici per qualsiasi azienda è garantire una presenza umana in tutte quelle attività che vorremmo comunque vedere svolte da altri esseri umani, pur consci che un computer potrebbe fare meglio. 

La buona comunicazione è possibile solo se dotata di empatia

Gestione delle relazioni, organizzazione del lavoro collettivo, motivazione del personale e persuasione: nessuna macchina potrebbe sostituirsi allo storytelling con cui un uomo persuade e suggerisce storie affascinanti e convincenti a un altro essere umano. P

Preservare il lato umano 

Pensando alla capacità di porsi nella situazione dell’altro, mi viene in mente l’articolo di Annamaria Testa Robot che scrivono: 7 punti per preservare il lato umano. Certamente una macchina – basta pensare al motore di ricerca da cui attingiamo tutti i giorni informazioni, Google – ha il pregio dell’esattezza, dell’oggettività, della meticolosità nella ricerca, ma come rinunciare alla forza impareggiabile dell’ironia, dell’uso di metafore, dell’approccio legato ai cinque sensi, del dubbio, della progettualità, della curiosità e della seduzione?!

Tali caratteristiche, indispensabili in una narrazione efficace, verbale o scritta non importa, e in molte altre faccende aziendali, a quanto pare, non si possono ottenere in automatico digitando una parola chiave e, tantomeno, acquistare un tanto al chilo al banco del supermercato.

Photo Credits: Ferena Lenzi

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