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10 Novembre 2021

La necessità della bellezza

Comunicazione, Content Creation, Copywriting

Mai titolo più bello e necessario.

La lezione sulla necessità della bellezza tenuta da Alberto Cavalli, docente di MESTIERI D’ARTE E BELLEZZA ITALIANA al Politecnico di Milano e Direttore generale della Fondazione Cologni, è come una tempesta elettromagnetica: un forte vento solare le cui particelle ad alta energia vanno a impattare sui miei neuroni. Prendo appunti, Alberto ha un eloquio ricchissimo e un ritmo incalzante. Citazioni in latino, in russo, in inglese, come fossero la lingua madre. Scrivo velocissima e cerco di non perdere il filo, lo vedo camminare a sinistra e a destra del palco, mentre indica lo schermo luminoso alle sue spalle, su cui scorrono le immagini delle tele di Botticelli, Raffaello, Tiziano, Giorgione. Guardarle guidata da Alberto, è un’esperienza.

Bellezza non è da contrapporsi a bruttezza, semmai il suo opposto è il male. La citazione viene dal testo “Cinque meditazioni sulla bellezza” – non l’ho letto ma è nella lista degli acquisti da fare – di François Cheng, scrittore, poeta, traduttore e calligrafo cinese naturalizzato francese. Tutto è importante, continua Alberto, ma c’è qualcosa che è fondamentale: accorgersi del senso.

Accorgersi delle cose e sviluppare acutezza: qual è il senso da ricercare?

È la parola a darci una risposta, con le sue accezioni: senso vuol dire sensazione (facoltà di ricevere impressioni da stimoli esterni o interni); ma per senso intendiamo anche il significato delle cose (contenuto e valore significativo). Non per ultimo, usiamo la parola senso per indicare la direzione (orientazione secondo la quale si effettua un movimento). Siamo suggestionati da un bailamme di cose, bombardati dalle informazioni, coperti di immagini; sui social, ci identifichiamo attraverso “profili” ma la dimensione che manca è la profondità. Attraverso il senso possiamo comprendere la bellezza e trasformarla in nutrimento.

La bellezza è un dono a disposizione di tutti; è necessario opporsi alla cialtroneria, all’ignoranza, all’impreparazione, per coglierla. Come nel dipinto di Tiziano, La punizione di Marsia, serve raschiare, togliere il superfluo, scorticare. Non è detto che non compaiano ferite dolorose ma oggi cosa riesce a “scorticarci”, a scuoterci, per davvero? La bellezza è una freccia d’oro puntata sul cuore, come quella scolpita dal Bernini nell’Estasi di Santa Teresa d’Avila: se niente ti tocca, niente ti cambia.

Dove trovare forza e acutezza?

Siamo tutti dotati della vista, possiamo darci la possibilità di guardare in profondità, di chiederci che senso abbia ciò che vediamo e che sentiamo. Ché poi è un modo per sconfiggere lo scorrere del tempo. Possiamo concedere a noi stessi il coraggio di desiderare bellezza, salvifica non solo rispetto al suo opposto ma soprattutto rispetto alla violenza. Ma poiché la bellezza è fragile, essa ha bisogno di noi. La bellezza deve essere generativa, mettere le basi per uno sviluppo ulteriore, diventare il futuro che desideriamo sia.

Nel mio quotidiano, quale bellezza?

Le mie giornate sono colme di aspetti decisamente prosaici (programmazione incessante, mail a tutte le ore, scadenze ravvicinate) ma ho la fortuna di scrivere per vivere (o vivere per scrivere). Lavoro con la parola, sempre alla ricerca della sua dimensione sovversiva, ne studio i significati, mi innamoro dei suoi suoni. Al tempo stesso, sento l’onore/onere di contribuire, nel mio piccolo, a diffondere cose belle, possibilmente non banali e autentiche. Avere cura di un testo (che appare scritto dall’azienda stessa per la quale, di volta in volta, scrivo) è un atto di amore verso il bello. Altrettanto, è bellezza essere circondata da professionisti che con me condividono uno stile, la consapevolezza e un certo senso di responsabilità. È bellezza occuparmi di ambiti molto diversi tra loro, conoscere persone, dare corpo ai loro progetti.

Non metto mai da parte lo spirito critico (è il principio socratico “conosci te stesso”, i tuoi limiti), e alzo continuamente l’asticella guardando a chi è molto più bravo di me. Tuttavia, credo ci sia una stretta correlazione tra ciò di cui mi nutro quotidianamente e la serietà con cui do il mio contributo.

È una questione di sguardo, di attenzione, di curiosità.

Sarà per questo che, da qualche anno a questa parte, vorrei avere ancora più tempo da passare a scattare foto. Luigi Ghirri diceva che fotografare è rinnovare lo stupore. Come dire: guardare anche al banale che ci circonda e trovarci elementi di interesse. Lasciare che la realtà, sebbene non eclatante, continui a creare in noi uno straniamento…

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