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3 Luglio 2014

Quando viaggiare è sperimentare

Comunicazione, Marketing turistico

Parigi

Appena rientrata da un week-end lungo a Parigi, tralascio lo stato di dissociazione spazio/temporale da riadattamento alla routine di casa che mi ha colpito per un’intera giornata e rifletto sul significato di essere turista e di fare turismo.

Sempre più frequentemente e ormai da tempo, percorsi esperenziali, viaggi dell’animo, itinerari consapevoli sono concetti che rimbalzano dagli articoli di marketing turistico alle bocche degli amministratori nei convegni sul rilancio del territorio. Io stessa sono stata contattata da agenzie e tour operator, non solo italiane, al fine di selezionare e costruire proposte per piccoli gruppi o viaggiatori individuali, capaci di trasformarsi in esperienze.

Bene, mi verrebbe da dire che il viaggio in sé dovrebbe già essere esperienza. Perché pensare, allora, a un’esperienza nell’esperienza?

Perché sempre più, a mio avviso, si stanno delineando due tipologie di turista.

C’è il turista che gira una città al seguito di una guida con l’ombrellino, circondato da altri 20/30 connazionali altrettanto ligi a rispettare una tabella di marcia che include 10 monumenti al dì, e c’è il turista che ha la capacità di comprendere che di una città (o di una qualsiasi altra destinazione) non è possibile vedere tutto e che vuole esplorare i quartieri meno battuti, entrare nelle panetterie, negli atelier, nei negozi di rigattieri o negli studi di designer.

C’è il turista che acquista oggetti improbabili nelle bancarelle nei dintorni di Notre Dame, e c’è il turista che si siede ai Giardini di Luxembourg a leggere un libro o in Place Dauphine a guardare i parigini giocare alla pétanque.

C’è il turista che mangia nei fast food, e c’è il turista che vuole assaggiare la cucina del luogo, sorseggiare un bicchiere di pastis come facevano Baudelaire o Verlaine.

C’è il turista che ama attraversare piazze gremite di gente e più ce n’è e più si sente nel posto “giusto”, e c’è il turista che vuole salire il ponte sul Canal Saint Martin dove hanno girato alcune scene de Il fantastico mondo di Amélie o noleggiare una bicicletta per perdersi nei mercatini rionali.

Forte delle emozioni e delle esperienze dell’ultimo mio viaggio, cosciente sempre più della differenza tra il turismo di massa e una consapevolezza nel viaggiare, ancora più a ragione so quale tipologia di turista mi piace essere.

Allo stesso modo, nel mio lavoro, so a chi voglio rivolgermi e che le esperienze suggerite devono essere di valore e parlare al cuore, agli occhi, alle orecchie del viaggiatore.

Photo credits: Ferena Lenzi

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