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7 Settembre 2013

«Copywriter, sarebbe?!»

Comunicazione, Copywriting

Milano

Quando dico che mi occupo di copywriting, gli occhi del mio interlocutore hanno un’espressione smarrita e, il più delle volte, ne consegue uno sperticarsi di domande e di risposte che difficilmente offrono contezza del lavoro che svolgo.

Per qualche ragione, appare insolito che la scrittura possa essere l’oggetto e lo strumento di una professione.

Nemmeno la definizione di Copywriter data dal dizionario soddisfa appieno la curiosità suscitata.
Per il Garzanti sono redattore di testi pubblicitari mentre per il Devoto-Oli sono colui che scrive, il redattore che si occupa di comporre i testi pubblicitari all’interno di una agenzia pubblicitaria. Non si può certo dire che siano spiegazioni esaustive e, in effetti, le applicazioni sono talmente tante che riassumerle richiederebbe troppo tempo.

Trovo invece molto efficace il contenuto di un annuncio affisso nel 1982, dall’agenzia Livraghi, Ogilvy & Mather, alla ricerca di un Copywriter, per le vie di Milano.

Eccolo.

Cerchiamo un vero Copywriter
Questa è una grossa occasione per qualcuno di molto speciale.
Qualcuno che capisca davvero cosa vuol dire
lavorare professionalmente in pubblicità.
Abbiamo parecchio da offrire.
Ma abbiamo esigenze precise e severe.

Che cosa chiediamo
Per noi un copywriter non è un giocatore di parole o un inventore di fantasie gratuite; è qualcuno che sa scrivere molto bene in italiano. Un italiano chiaro, semplice, vivo; mai manieristico o inutilmente goliardico.
Come tutti coloro che hanno vere capacità creative, è un pignolo. Prima di metter mano a una campagna vuol sapere tutto sul mercato, sul prodotto, sul consumatore.
Nella realizzazione, cura minuziosamente tutti i dettagli.
Ama parlare con la gente, verificarsi direttamente con il pubblico. Diffida delle ricerche se sono troppo schematiche, troppo astratte o troppo astruse.
Crede nel nostro mestiere, lo prende sul serio, si impegna a fondo. Si diverte a farlo bene.
È malato di inguaribile curiosità. Vuol sapere che cosa c’è di nuovo nella testa della gente.
Difende con chiarezza le sue idee, ma sa anche ascoltare. Sa che nel nostro lavoro chi smette di imparare diventa presto inutile.
È un buon compagno di lavoro. Rispetta i suoi colleghi in tutti i reparti dell’agenzia e si fa rispettare da loro.
Sorride spesso. Riesce a mantenere il buonumore anche quando un regista sbaglia una ripresa o un cliente rifiuta una proposta.
Non si accontenta mai della mediocrità.

Nota:
Abbiamo detto “un” copywriter; ma se ne troviamo due, tanto meglio.
Abbiamo detto “un” copywriter, ma naturalmente se è “una” non fa alcuna differenza.
Abbiamo detto un “copywriter”, ma ci interessa anche un art director se ha capacità concettuali (non solo grafiche) e se corrisponde al profilo che abbiamo descritto.
Non abbiamo precisato il livello di esperienza è intenzionale. Ci può interessare sia una persona di alto livello, sia chi ha esperienza più breve, purché sia della specie giusta.

Se trovassi adesso un annuncio di questo calibro, non esiterei un attimo a presentarmi!

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